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  • Chikara to onna no yononakaChikara to onna no yononaka

Nascita dell'animazione giapponese

Risulta essere molto importante all'interno di un discorso sulle serie animate giapponesi cercare di tracciare la storia delle origini di tale fenomeno da cui ovviamente tutto ha avuto origine. In Giappone, il cinema di animazione, vide la sua nascita intorno al 1914. I primi artisti giapponesi che si avventurarono nel mondo dell'animazione, spinti da molti film occidentali giunti nel loro paese, furono il pittore Jun'ichi Kouchi, il caricaturista Oten Shimokawa e Seitaro Kitayama, responsabile della rivista d'arte 'Gendai no Yoga'. I tre, a partire dal 1914, lavorarono individualmente ad alcuni cortometraggi basati su soggetti tradizionali, che vennero poi prodotti dalla Nikkatsu, ma il livello di assoluto artigianato non permise loro di raggiungere la notorietà. Tra i tre solamente Kitayama si distinse realizzando alcuni film di discreto successo. A tal proposito basti ricordare Saru to kani no Gassen (Il granchio si vendica della scimmia), Issunbōshi (Pollicino) e Usagi to kame (Il coniglio e la tartaruga) realizzati nel 1917 e soprattutto Momotaro del 1918 che non solo ottenne un gran successo in patria, ma riuscì addirittura a varcare i confini nazionali per sbarcare in Occidente. Nel 1933 venne prodotto il primo anime parlato in giapponese Chikara to onna no yononaka (Il mondo del potere e delle donne), il quale purtroppo realizzato da Kenzo Asaoka, non regge il confronto con il film di Walt Disney e con la notevole fluidità dell'animazione americana. La data della svolta è quella del 1958, anno in cui un lungometraggio riscosse consensi in occidente. Stiamo parlando  di Hakujaden (la leggenda del serpente bianco) il quale nel 1959 vinse il Diploma Speciale al Festival del Cinema per Ragazzi di Venezia. Di questo primo periodo d'animazione giapponese anche altre opere sono giunte in Italia:

  • Saiyuka (1960) tratto dall'antica leggenda cinese della mitica scimmia Sun wukong e qui orribilmente tradotto come le " tredici fatiche di ercolino" al quale collaboròTezuka Osamu
  • Anju to Zushiomaru (1960) qui tradotto come "Robin e i due moschettieri e mezzo"

  • Arabian Night - Sibbad no boken (notte araba - le avventure di Sibbad) tradotto qui come " Sibbad il marinaio"

Già da questi primi esempi sono rilevabili due elementi fondamentali che caratterizzeranno poi tutto il corso della storia: da un lato L'istantaneo riconoscimento da parte della critica occidentale dei prodotti del cinema d'animazione nipponico, dall'altro la deprecabile abitudine italiana di adattare arbitrariamente i titoli degli anime del sol levante. Fin dagli esordi possiamo quindi riscontrare come gli adattatori italiani ritennero opportuno attenuare, se non completamente eliminare, i riferimenti orientali.
  • Astro boyTetsuwan Atom
Fra il 1962 e il 1963 vennero prodotti i primi serial tv giapponesi tra i quali senza dubbio è da citare Tetsuwan Atom (Atom dal braccio di ferro), noto anche col nome di Astro boy, ancora di Tezuka Osamu , il quale fu il primo robot creato dall'animazione nipponica. Nato nel 1951 come Atom Taishi (Atom l'ambasciatore), il personaggio fu pubblicato senza interruzione fino al 1968 sulla rivista "Shonen Magazine". Nel 1959 le sue avventure erano già state ridotte in una serie di telefilm, interpretati da giovani attori. Il cartone animato fu realizzato in bianco e nero con limitate possibilità tecniche e con scarsa esperienza professionale, ma aveva in sé una grande forza espressiva; il protagonista, uno dei più conosciuti del prolifico autore, raccolse un buon successo di critica e di pubblico, tanto da essere ricordato ancora oggi con in po' di nostalgia. Esso insieme a Tetsujin 28 go (l'uomo di ferro 28') di Yokoama Mitsuteru, primo prototipo di robot gigante, inaugura dunque il genere robotico, che a partire dagli anni '70, sarebbe diventato il genere trainante attraverso cui l'animazione nipponica si sarebbe fatta conoscere al pubblico mondiale.
La serie di Tetsujin 28 go, nata come romanzo radiofonico e in seguito adattata in un mini serial televisivo dal vero in 12 puntate, presenta tutti elementi che saranno alla base di questo nuovo genere denominato 'Robot Anime': narra infatti la storia di un automa pilotato attraverso un radiocomando da un bambino. Dunque se ancora siamo lontani da i livelli di perfezione e spettacolarità che si possono godere negli anime più maturi, assistiamo comunque alla nascita di un genere che già pone dei propri clichè. Nel 1963, la TCJ ne realizza una prima serie animata, sempre in bianco e nero, che verrà trasmessa sino al 1967.
  • Jungle taiteiJungle taitei
Risale invece al 1966 il famoso Jungle taitei (L'imperatore della giungla) sempre grazie al grande Tezuka. Questa serie venne ultimata intorno al 1967 e giunse qui in Italia solamente in seguito con il titolo Kimba il leone bianco, e si aggiudicò il leone d'oro (e forse non fu un caso!) alla XIX mostra del cimena per ragazzi a Venezia con l'omonimo film col titolo Leo re della giungla.
Dalla metà degli sessanta circa si può dunque assistere a un esorbitante sviluppo per quel che riguarda l'animazione. Le televisioni private e successivamente quelle di stato cominciavano a richiedere sempre più frequentemente serie animate e nel giro di pochi anni i generi e le vicende trattate si moltiplicarono sempre più fino a raggiungere una notevole differenziazione. Gli studi di produzione erano sempre al lavoro e divennero molto prolifici tanto che si misero a realizzare progetti, oltre a quelli che utilizzavano soggetti originali scritti appositamente per le serie animate, anche (e diventerà poi una tendenza trainante) anche quelli i cui soggetti erano derivati da celebri serie manga.Ecco dunque, da dove deriva, quello che nel giro di pochi anni sarebbe stato chiamato anime boom!