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Le critiche mosse agli anime: L'erotismo

Oltre alla violenza, un tema particolarmente caro a tutti coloro che contrastano la messa in onda di serie nipponiche è quello dell’erotismo. Spesso e volentieri infatti le varie serie animate sono accusate di presentare scene inadatte a un pubblico di ragazzi per via di contenuti inerenti alla sfera
  • Magic Knight RayearthMagic Knight Rayearth
sessuale. Sicuramente nella smisurata produzione Giapponese sono presenti molti titoli in cui le vicende ruotano intorno a situazioni erotiche, ma non è sicuramente il caso delle serie fin’ora mandate in onda qui in Italia. Certamente ogni singolo individuo ha soglie di pudore più o meno elevate ma la maggior parte delle denunce che nel corso degli anni sono state fatte da psicologi o giornalisti risultano a dir poco imbarazzanti.

Tanto per fare un esempio le protagoniste di Rayearth [Vedi immagine] sono state definite dalla psicologa Maria Rita Parsi come ragazzine guerriere con tanto di fallici spadoni e poteri magici. Appare lecito pensare che da che mondo e mondo una qualsiasi spada ha, per forza di cose, dimensioni allungate e il fatto che questa sua forma caratteristica sia vista come un ammiccamento erotico, lascia qualche dubbio sull’obiettività dell’intervento. Qualsiasi mente sgombra da pregiudizi mai riuscirebbe a fare congetture tanto astratte quanto poi in realtà errate. Allo stesso modo Vera Slepoj, personaggio forse ancor più accreditato date le cariche assunte (è stata per un periodo addirittura presidentessa degli psicologi italiani), lasciò l’opinione pubblica di stucco quando nell’aprile del 1997, presso un Festival d’animazione svoltosi ad Amalfi, esordì affermando che l’eroina dei ragazzi, Sailor Moon, deviava le tendenze sessuali dei ragazzi. Com’è facilmente intuibile tale dichiarazione scatenò un accesso dibattito che imperversò sui maggiori quotidiani nazionali.

Sailor Moon in sé non ha nulla che non vada. Propone una giovane eroina e si sono riscontrati casi di bambini di sesso maschile che, assistendo quotidianamente al cartoon, hanno finito con l’identificare col personaggio protagonista, forte, vincente, di potere, un modello di comportamento, femminilizzando il loro modo di vivere, le relazioni con i coetanei, chiedendo di poter vestire come la loro eroina.

Maria Rita Parsi, Tv Sorrisi e Canzoni, 25 Giugno 1997
La sparata della Selpoj fa senza dubbio riflettere. Non si capisce infatti se con le sue affermazioni voglia in qualche modo proteggere la psiche dei giovani telespettatori, oppure se il suo intento sia quello di prevenire eventuali tendenze sessuali da lei ritenute scorrette. In entrambi i modi in cui si voglia prendere la questione si incappa in problematiche non irrilevanti. Prendendo in considerazione il primo e vietando il cartone per salvaguardare in qualche modo le giovani menti di chi segue la serie, invece di portare loro un beneficio, non si fa altro che mortificare quelli che sono i loro interessi e i loro desideri, arrivando alla completa distruzione del mondo immaginifico daloro creato e arrivando ad ottenere l’effetto opposto a quello desiderato. Col secondo caso invece non si fa altro che ledere tout-court il concetto di omosessualità, considerando manifestazioni di ipotetiche tendenze femminili come un problema da crocifiggere e combattere.
La notizia mi ha sconvolto. Non avrei mai pensato che la mia vita sessuale fosse stata condizionata da Pippi Calzelunghe e da Rintintin. Ma non può che essere stato così: li guardavo quotidianamente e avevo la stessa età dei più piccoli seguaci della Bunny marinara. Li vedeva anche mia sorella, che, per fortuna, è stata un modello forte, vincente, potente, ma non troppo, altrimenti chissà che mi succedeva. Poveri esperti: hanno bisogno di capri espiatori per valorizzare il proprio ruolo, non possono mica mettersi ad approfondire le cause e le conseguenze della straziante difficoltà di rapporto del mondo adulto con chi ancora adulto non è: non avrebbero i titoloni e non diventerebbero affatto popolari. Quant'è più comodo accusare di qualsiasi cosa (a proposito, l'omosessualità è un pericolo?) i cartoni animati e tutto quello che non capiscono bene, che non c'era ai tempi loro.

Articolo apparso su Kappa Magazine n. 60, Giugno 1997
  • Sailor MoonSailor Moon
Proprio per quel che concerne l’omosessualità la stessa Naoko Takeuchi, autrice di Sailor Moon, ha voluto chiarire la sua posizione, partendo proprio dalla sua opera nella quale il tema viene direttamente affrontato.
L'amore riveste un ruolo fondamentale in ogni mia opera a fumetti […] ma credo che il sentimento più importante sia l'amicizia. Il rapporto di amicizia tra le due combattenti (Michiru e Haruka, Ndr) è talmente forte da sfociare nell'amore. L'amore non esiste solo tra sessi diversi, ma può nascere anche un amore omosessuale, in questo caso tra due ragazze..

Articolo apparso su Kappa Magazine n. 59 Maggio 1997
Tornando al caso della Slepoj la deontologia praticamente inesistente della psicologa, quanto la sua professionalità, vengono in qualche modo prese in giro dallo scrittore Andre Pinketts che ironicamente la sbeffeggia in modo provocatorio affermando che:
Sento il dovere morale di intervenire dopo aver letto le dichiarazioni di Vera Slepoj a proposito di Sailor Moon. Mi sembra molto più pericoloso un eventuale processo di imitazione di Vera Slepoj che di Sailor Moon. Questo è il classico esempio di chi vede il male dove non c’è, posto poi che sia un male diventare gay. Trovo molto più pericolo il comportamento della Slepoj: invece di creare dei gay felici si creeranno dei rompiscatole biliosi e accidiosi.

A.G. Pinketts, Corriere della Sera, 11 Aprile 1997
E’ così difficile comprendere che il desiderio di emulazione nei confronti di Sailor Moon manifestato da molti spettatori è dovuto al fatto che l’eroina vestita alla marinara è divenuta un successo televisivo e di conseguenza una moda? Cercare di imitare i gesti e i movimenti di colei che nel cartone animato assurge al ruolo di paladina della giustizia è ritenuto tanto disonorevole per un bimbo?
La cosa che obiettivamente risulta sconcertante è per quale motivo questa esasperata omofobia non sia mai stata chiamata in causa quando ci si trova di fronte a una bambina che emula eroi maschili come ad esempio Superman o l’Uomo Ragno?
I giornali riportano con dovizia di particolari casi di bambini ansiosi di indossare abiti e gadget di Sailor Moon, ma raramente si soffermano sul contesto, e cioè che a Carnevale tutto è lecito. Anche un uomo si veste da donna, e viceversa. E se chi è cresciuto con i robot giganti non è oggi un assassino, gli adulti del Duemila vivranno la propria sessualità in maniera libera e indipendente, a prescindere da qualsiasi uniforme alla marinaretta.

Raffaelli, De press, Kappa Magazine n.60, Giugno 1997
Il nodo della questione è che troppo facilmente, come in questo caso, si lanciano falsi allarmi, da parte di adulti moralisti e bigotti (o magari come nel caso della Slepoj quando si è appena pubblicato un libro) e non ci si accorge che i più piccoli quando guardano un cartone animato non si pongono tutti questi quesiti. Nel loro essere smaliziati sicuramente non vedono simboli fallici nelle spade delle loro eroine e tanto meno decidono di imitarle per delle devianze sessuali. I loro miti fanno parte di un universo immaginifico e, contrariamente a quello che molti genitori credono, sanno ben distinguere che cosa è reale e che cosa no.